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Quaderno didattico - I COSTI DELLA GUERRA

I COSTI DELLA GUERRA

L’impatto della guerra nella società della montagna friulana fu, forse, più traumatico che in altre zone. La fragile economia fu depauperata sia nel settore agro-forestale, che dell’allevamento, ma anche nelle strutture imprenditoriali, che già dovevano pagare lo scotto di costi più alti rispetto alla pianura. Non solo, l’anno di occupazione austrotedesco che svuotò di quasi tutto la montagna, la necessità di barattare con la pianura beni per cibo, la mancanza di un chiaro progetto di intervento e di sostegno da parte dello Stato nell’immediato dopoguerra diedero un colpo terribile anche alla struttura sociale e culturale. Mai come allora l’emigrazione fu una necessità. Ma per alcuni anni non fu possibile fino al 1921.
La raccolta di residuati di ferro e metalli (filo spinato, putrelle, paletti, ma soprattutto di ordigni) divenne una delle risorse per integrare la scarsa economia domestica, con rischi notevoli. Inizia la storia dei “recuperanti”, con lo strascico di morti e mutilati dopo della guerra. Aumenta la mortalità infantile e gli incidenti con le bombe (una bambina di 7 anni di Resiutta a Sella Nevea “morì per scoppio bomba”).
Tra le spigolature che si possono riportare ricordiamo come, nel 1957, la guerra rappresentata dalla cinematografia trovò nella piazza di Venzone col palazzo comunale il set cinematografico di “Addio alle armi” di Charles Vidorper interpretato da Rock Hudson. Due anni dopo Mario Monicelli utilizzò tutta la cittadina per girare parecchie scene del famoso “La grande guerra”, con Vittorio Gassman, Alberto Sordi, Romolo Valli, Silvana Mangano tra gli altri. Molte comparse furono reperite tra gli abitanti delle nostre montagne.