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Quaderno didattico - I COSTI DELLA GUERRA

I DANNI DELLA GUERRA

Finita la guerra, la situazione dei paesi dei Canali era simile a quella di tanti altri paesi friulani e del Veneto orientale, la zona che fu occupata dagli austro-tedeschi. Spogliati di tutti gli averi, costretti a mantenere per un anno le truppe di occupazione, gli abitanti dei nostri comuni si trovavano in una situazione economica gravissima, accentuata dall’epidemia di febbre spagnola, che fece diversi milioni di morti nel mondo. Tra la fine del 1918 e il 1919 i profughi scappati in tutta Italia rientrarono ai propri paesi. In silenzio e alla chetichella, fecero ritorno alle loro case i soldati italiani prigionieri, dopo aver subito una sorte di processo per verificare se in guerra si fossero “vigliaccamente arresisi al nemico”. In tempi un po’ più lunghi i feriti, più o meno gravi, poterono rivedere le loro famiglie. Per ultimi, tra il 1919 e il 1922, i militari vennero smobilitati a scaglioni.
Chi rimase in Friuli durante il 1917-1918 non poteva che fare affidamento sull’aiuto dello Stato o sulla complessa contabilità dei danni di guerra per poter ricominciare. Ciò avvenne in tempi troppo lunghi e con contributi modesti. L’unica alternativa era l’emigrazione, che riprese verso la Francia e verso le Americhe.
I profughi a loro volta avevano perso tutto o quasi. Però, in particolar modo i più benestanti, si sentivano i veri patrioti che non avevano voluto vivere sotto il dominio austro-tedesco e si erano rifugiati in Italia soffrendo tanti patimenti. Pensavano di essere nel diritto quando imposero di pagare gli affitti dei campi per il biennio 1917-1918 ai contadini rimasti, oppure quando ritenevano di dover ricevere per primi i contributi.
Questa situazione aprì nuove ferite sociali.
I prigionieri italiani furono gli unici in tutto il conflitto che non ottennero aiuti dal proprio Stato, infatti Cadorna e lo Stato Maggiore li consideravano sostanzialmente dei vigliacchi, se non dei traditori, non meritevoli di compassione. Tra tutti i prigionieri, il tasso di mortalità più alto fu quello degli italiani, che non poterono ricevere, se non con grandi difficoltà, gli aiuti dei famigliari che facevano pervenire loro alcuni beni di conforto attraverso un complicato percorso che passava dalla Croce Rossa Italiana o dalla Santa Sede, alla Croce Rossa Svizzera fino a quella austriaca o tedesca.
Un’altra dolorosa pagina riguarda i feriti di guerra che diventarono a volte un “peso” per le famiglie, già provate economicamente. Spesso la vergogna di farsi vedere mutilati o l’imbarazzo che nasce dagli sguardi degli altri gli impedivano di uscire di casa e di vivere una vita decente. L’impossibilità di lavorare come prima della guerra aumentò il senso d’inadeguatezza e d’inutilità.
Infine i soldati rientrarono un po’ alla volta perché il governo voleva evitare di creare una gran massa di disoccupati: era preferibile sfamarli e dar loro il soldo di paga per mesi o per anni piuttosto che generare nuove tensioni sociali.
Tutti loro però erano persone diverse da quando affrontarono la prova della guerra.
Erano abituati alla violenza, la sofferenza altrui non produceva alcun effetto, l’odio era stato inculcato da efficienti addestratori.
Alcuni esempi possono chiarire quali e quante furono le difficoltà incontrate dagli abitanti dei paesi friulani e quelli prima austriaci e ora italiani. Pontebba ebbe 133 case distrutte completamente, 119 inabitabili e 44 recuperabili. Situazione analoga nelle proporzioni per le frazioni. Tra i profughi di Pontebba la mortalità dal 10,3 per mille del 1914 arrivò al 28 per mille per il 1916. I pontebbani furono due volte profughi, trovando rifugio nei centri dell’Alto Friuli sin dallo scoppio delle ostilità e una seconda volta, nel 1917, disseminandosi con i friulani e veneti lungo la penisola.
Pontafel fu quasi tutta distrutta, – Valbruna – Wolfsbach e il Lauschariberg (santuario del Lussari) fuono completamente distrutti, danni ingenti subirono Ober Tarvis – Tarvisio superiore, Lussniz – Bagni d Lusnizza, Leopoldskirchen – San Leopoldo. Wolfsbach – Valbruna fu bombardata nel settembre 1915 e nel corso della guerra furono distrutte 45 delle 60 case.
Tutti gli abitanti della Kanaltal – Valcanale furono poi travolti dalla nuova realtà geopolitica nata dai trattati di pace, dovettero decidere se diventare cittadini italiani o trasferirsi in Austria, iniziò da questo momento la grande trasformazione etnica che modificò la percentuale di italianofoni (divenuti maggioranza assoluta con molti innesti), di slavofoni (ridotti a poche unità percentuali), tedescofoni assottigliati in modo drastico.
Tale politica d’italianizzazione forzata fu proseguita in modo più deciso dal fascismo.