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Quaderno didattico - FORTI DI CONFINE (1903-1914)

I FORTI DEL SECOLO NUOVO

Chiusaforte e Ospedaletto
Per la sua posizione Scluse cioè Chiusa, ora Chiusaforte, è una naturale strozzatura nella via di comunicazione che scorre lungo la Valcanale e il Canal del Ferro, da nord a sud, e che è stata percorsa da millenni dall’uomo. Lì è risultato molto semplice costruire qualche fortilizio per controllare questa importante via d’accesso, allo stesso modo fu importante per qualsiasi potenza, grande o piccola, conquistare il controllo della Chiusa.
L’ideale posizione di controllo fu facilmente individuata anche dal generale Pollio, capo di stato maggiore dell’esercito italiano, quando fu deciso di costruire una linea fortificata per difendere il Regno dalle minacce Austro-ungariche dopo che nel 1866 i confini dell’Italia si erano posizionati a Pontebba. Si poteva contemporaneamente controllare l’accesso via strada che via ferrovia. Nel 1879, infatti, il tratto ferroviario era concluso e operativo dall’ottobre.
Nel 1904 iniziarono i lavori per la costruzione del forte denominato “Chiusaforte” e di quello più a sud, di “Monte Ercole” sopra Ospedaletto e vicino a Gemona del Friuli.
Entrambi i forti erano corazzati e dotati di sistemi per la difesa ravvicinata, ovvero strutture per alloggiare al coperto dal fuoco nemico dei reparti di fanteria, uniti a postazioni protette di mitragliatrici, che dovevano impedire gli assalti ai nemici. Questa caratteristica ben visibile nella struttura dei complessi militari non fu mantenuta per le seguenti costruzioni della linea del Tagliamento, forse per motivi di bilancio.
Chiusaforte era dotata di quattro cannoni G (cioè ghisa) da 120 millimetri sotto corazza protettiva di 40 millimetri. La costruzione venne ultimata nel 1913 quando i comandi dell’esercito imperiale adottarono un nuovo tipo di mortaio, lo Skoda M 11 da 30,5 centimetri, che rese precarie le difese dei forti italiani. Pregevoli sotto il punto di vista architettonico, con inusuali finiture, ma sostanzialmente vulnerabili al fuoco nemico. Nel 1914, allo scoppio del primo conflitto mondiale, i due forti furono rinforzati da nuovi reparti, da batterie provvisorie e da un adeguato munizionamento. Poco dopo però, nel 1915 entrata in guerra l’Italia, ci fu un’inversione di tendenza e le difese furono ridotte al minimo per far fronte alle richieste di artiglieria provenienti dal fronte principale del Carso. Il “Chiusaforte” però, vista la vicinanza con il fronte montano, fu risparmiato dall’assottigliamento dell’armamento.
Ebbe il suo unico momento di gloria il 29 ottobre 1917 quando i reparti addetti alla sua funzionalità ricevettero l’ordine di resistere ad oltranza. Ci fu un fortissimo fuoco di sbarramento, ma troppo tardi perché le truppe del 30° battaglione di Feldjäger irruppero nel forte catturando la 59ª brigata alpina.
Per anni il forte è rimasto muto osservatore del tempo che passa, della valle che si spopolava, ora ci sono dei progetti di rivalutazione a scopo turistico-culturale che il Comune del Canal del Ferro ha concretizzato fino quasi alla conclusione dei lavori.
Il Forte di monte Ercole
Il cambiamento di rotta della politica estera italiana determinò la revisione di quella militare, così che il Ministro della Guerra generale Paolo Spingardi e il Capo di Stato Maggiore del regio esercito generale Alberto Pollio, rendendosi conto della debolezza difensiva dei confini a nord est, inviarono nel maggio del 1904 un folto gruppo di alti ufficiali a Gemona per valutare la possibilità di insediare dei forti che si collegassero con la nuova linea di difesa. Fu scelto il monte Cumieli (362 msl) per realizzare una struttura che sbarrasse la stretta di Ospedaletto e Venzone e la strada che portava a Braulins. La decisione, la progettazione e l’inizio dei lavori furono rapidamente attuati: nell’autunno dello stesso anno gli operai erano già al lavoro. In realtà la progettazione fu assai rapida perché si basava su quanto aveva teorizzato il capitano del genio Enrico Rocchi, ovvero la costruzione di forti di piccole dimensioni collocati sul territorio in modo da proteggersi a vicenda e adattati, ove possibile, alla conformazione morfologica. Si trattava di una progettazione modulare che partiva da un blocco rettangolare di circa dieci metri di profondità e molto allungato, costruito in cemento armato con cannoni principali di medio calibro in cupole corazzate e girevoli. Con alcune varianti il forte Ercole fu realizzato nell’arco di tre anni per le opere principali, mentre fu completato tra il 1913 e il 1915, quando tra febbraio e maggio furono svolte le esercitazioni di fuoco.
I comuni di Gemona e Venzone dovettero però dare autorizzazione per il prelievo dell’acqua dalle sorgenti del monte Cumieli, inoltre il comune di Gemona cedette i fondi per la costruzione della fortificazione e per la strada militare che porta a sella Sant’Agnese.
La struttura del forte di Monte Ercole era dotata di quattro cannoni, modello Armstrong, da 149 millimetri in torri corazzate, quattro cannoni da 149 millimetri tipo G (cioè ghisa) su cingoli in batteria all’aperto e due cannoni antiaereo da 75 millimetri. Svuotato quasi completamente del suo armamento nel 1915, risultò assolutamente inutile nell’ottobre del 1917 quando l’avanzata austro-tedesca fece arretrare di oltre cento chilometri gli italiani.
Nonostante contradditori ordini di distruzione poi di difesa ad oltranza si rincorressero, il forte fu minato e parzialmente distrutto.