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Quaderno didattico - FORTI DI CONFINE (1903-1914)

LE DIFESE DELL’IMPERO

L’Impero degli Asburgo già dalla fine del ‘700 dovette provvedere a difendere gli accessi italiani all’Austria dalla mobilità degli eserciti francesi condotti da Napoleone. Bonaparte, nella sua genialità strategica, comprese subito dove e come colpire per fiaccare l’avversario e, piuttosto che ostinarsi a conquistare tutto il territorio nemico, preferiva puntare sui suoi punti deboli. Uno di questi era lo spartiacque di Saifnitz – Camporosso.
Gli austriaci dovettero così provvedere a difendere il valico. Sullo sperone propaggine del monte Stabet, tra Malborgeth – Malborghetto e Uggowitz – Ugovizza, vi sono i resti di una fortificazione che faceva parte degli “sbarramenti carinziani” voluti dall’arciduca Giovanni nel 1808. La sua costruzione fu affidata all’ingegnere e capitano Federico Hensel, il quale assunse anche il comando della difesa. Il Forte e il suo comandante capitolarono tra il 15 e 17 maggio 1808, a seguito dell’aggiramento da parte delle truppe francesi entrate da Sella Somdogna. Stessa sorte era toccò alle fortificazioni del Raibl – Predil, costruite quasi contemporaneamente per impedire l’accesso ai nemici da est. Il Forte fu poi ristrutturato tra il 1881 e il 1883, inaugurato nel 1884 fu titolato alla memoria del suo progettista, costruttore e difensore. Il nuovo manufatto consisteva in due blocchi, collegati da un passaggio coperto.
Nel 1914 il forte faceva parte dello “sbarramento di Malborghetto”, era armato nel così detto Blocco A con due obici corazzati da 100 mm in cupole corazzate e quattro cannoni da 90 mm, mentre nel Blocco B aveva quattro cannoni da 120 mm su affusto rigido con feritoie ad apertura minima in torrette di ghisa e altri quattro pezzi dello stesso tipo in batteria corazzata. La guarnigione era composta di 588 uomini tra ufficiali, sottoufficiali e soldati.
La rapida evoluzione in campo balistico dell’artiglieria pesante, l’introduzione dei proietti dirompenti e le operazioni di guerra del 1915, indussero il generale Franz Rohr, comandante del fronte sud-occidentale, a un disarmo parziale del forte. Tra maggio e giugno 1915, i bombardamenti sistematici prodotti, dai mortai da 210 mm e dagli obici da 305 mm. dell’artiglieria italiana posizionata a Dogna, centrarono ripetutamente il forte, distruggendo le torrette blindate dei cannoni rimasti. I bombardamenti, oltre alla scarsa operatività e utilità bellica, indussero gli austriaci ad abbandonare nel marzo del 1916 l’intera fortificazione. Nonostante lo smantellamento e la sua parziale distruzione, ogni giorno fino alla fine della guerra fu effettuato l’alzabandiera.
Il forte Predil
Le fortificazioni che prendono il nome dalla località di Raibl – Cave del Predil furono costruite per difendere l’accesso alla valle. La costruzione fu completata tra il 1885 e il 1887, unitamente alle strutture necessarie per una batteria sul terreno alluvionale dell’Aibl.
Il rafforzamento difensivo era conseguenza dei nuovi confini tra Austria e Italia stabiliti a seguito della Terza guerra d’indipendenza e della reciproca diffidenza dei due stati, pur alleati all’interno della Triplice Alleanza.
A causa delle trasformazioni delle tecnologie belliche, nonostante le migliorie apportate con il trascorrere degli anni, la linea difensiva venne considerata dagli austriaci stessi inefficace e insicura. Il forte del Lago del Predìl era dotato di tre cannoni da 90 mm con affusti in casamatta nella batteria frontale e di altri tre cannoni dello stesso tipo in casamatta a difesa del fronte della gola, due mitragliatrici Maxim e affusti per fucili. Fino dal 15 maggio 1915 tutti i cannoni furono spostati sulla Sella del Fuart-Cima Alta di Riobianco e sulla Sella Cima Lago. All’interno del forte rimasero un telegrafista e un osservatore nella torretta corazzata. Nella zona, tra il maggio e l’agosto del 1915, caddero oltre 1.200 colpi di vari calibri sparati dalle artiglierie italiane.
La Batteria della Predilsattel – Sella Predil venne progettata nel 1897 e la sua costruzione venne terminata nel 1899, ma anch’essa fu superata dai tempi. In tutto erano collocati tre cannoni da 120 mm di cui due del modello 1861 (il primo a retrocarica in dotazione all’esercito imperiale, sicuramente inadeguato alle nuove realtà belliche) e uno del modello 1880. La struttura difensiva prevedeva anche svariate feritoie per fucili e per mitragliatrici. Allo scoppio della guerra l’armamento era ancora in sede e solo il 25 maggio 1915 iniziò lo spostamento dei cannoni in caverna. Contemporaneamente i pezzi non tolti cominciarono a sparare sulle posizioni italiane.
Il sistema difensivo austro-ungarico era completato con l’imponente fortificazione di Kluže – Chiusa di Plezzo che sbarrava la strada a una possibile avanzata proveniente dalla valle dell’Isonzo.
Durante la guerra le miniere di Raibl – Cave del Predìl furono utilizzate dall’esercito austro-ungarico non per estrarre materiale, ma per far passare al sicuro i battaglioni diretti al fronte verso Bovec (Plezzo). Infatti, la grande galleria di scolo chiamata di Bretto, lunga quasi cinque chilometri per una sezione di due metri e mezzo, fu trasformata in ferrovia elettrica. I soldati scendevano a un capo della miniera con l’ascensore idraulico, salivano nei vagoncini nella piccola ferrovia elettrica trasportando con sé armi, munizioni e materiali di ogni genere evitando la strada del Predìl battuta dalle artiglierie italiane.