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Quaderno didattico - PAESI NELLA GUERRA

PAESI IN GUERRA: 1914

Il 3 agosto 1914 il governo italiano dichiara la propria neutralità. La situazione tuttavia è tesa: infatti lo stesso Governo richiama alle armi due classi, il 1889 e il 1890, e stabilisce che il territorio di tutti i comuni compresi in numerosi distretti del Friuli, tra cui Gemona, Moggio, Tarcento, siano soggetti a polizia militare, il che significa che è vietato fotografare, raccogliere piani, disegni, descrizioni o anche semplici appunti di fortificazioni, fabbricati militari, materiale ivi contenuto, compreso strade, telefoni, telegrafi.
Nelle zone di confine, come accade nelle attuali aree del mondo coinvolte in conflitti internazionali, si ammassano le persone, in questo caso sono le migliaia di lavoratori friulani delle fornaci, delle miniere, delle tessiture, dell’edilizia dell’Impero austroungarico e di quello tedesco che sono stati allontanati forzatamente o che sono in fuga dalla guerra e affollano le strade e la stazione ferroviaria di Pontafel – Pontebba. Sono scappati spesso senza neanche ricevere il salario che il datore di lavoro consegnava loro alla fine della stagione lavorativa e per ora le autorità italiane non hanno trovato una soluzione.
Il 5 agosto 1914 sono 4000 gli emigrati rientrati, ma bloccati a Pontebba: molti di loro rientreranno a casa nel giro di un mese, ma saranno senza lavoro Nella sola Gemona, i dati dell’Inchiesta ufficiale realizzata dalla Prefettuta e dall’ufficio provinciale del lavoro evidenziano che di circa 15000 rimpatriati, 9900 erano disoccupati e 7600 bisognosi.
In tutti i paesi della Kanaltal – Valcanale, dopo l’attentato di Sarajevo con l’inizio della mobilitazione generale dell’imperial-regio esercito, tutta la popolazione maschile atta alle armi viene richiamata per essere inquadrata nei reggimenti di appartenenza. Le fasi della mobilitazione iniziarono il 25 luglio con la semi-mobilitazione, passata a giorno di allarme il 27, il giorno successivo fu la volta del primo giorno di mobilitazione parziale e il 31 quello di mobilitazione generale di tutto l’esercito. I valligiani si devono recare a Klagenfurt, dove ha sede il 4° reggimento Landwehr, per la preparazione e la partenza verso i fronti orientali, segnatamente quello russo e serbo.
Quasi contemporaneamente, i pochi reparti rimasti iniziaono i primi lavori di trinceramento che avrebbero dovuto proteggere la Kanaltal – Valcanale da un eventuale, quanto ipotizzabile, attacco del presunto infedele alleato italiano. Inizialmente questo flusso di soldati e lavoratori porta un certo beneficio ai paesi della vallata, tanto che anche durante il primo anno di guerra i militari scambiano pane con latte o formaggio con i canalotti rifugiatisi nelle malghe. In seguito cercano da mangiare nelle malghe sopra Uggowitz – Ugovizza, fidando nel buon animo, prigionieri italiani e russi.
Nel periodo intercorso tra il 3 agosto 1914 e il 24 maggio 1915, Chiusaforte diviene luogo d’incontro di informatori reclutati dal servizio spionistico militare, tra costoro Oreste Persa, un impiegato bancario già indicato dalla polizia austriaca di Gorizia come persona sospetta da arrestare in caso di mobilitazione, Ugo Zilli e l’irredentista Romeo Battistig.
Tale sistema di informatori, attivo nella valle visto la vicinanza con il confine, non agisce autonomamente, ma sotto il controllo della autorità militare, che ha organizzato un ufficio apposito in via Liruti a Udine.
Il passaggio delle informazioni avviene nei più diversi modi: per esempio Oscar Randi, ispettore delle poste dell’Impero, in grado quindi di viaggiare ovunque, invia le informazioni tramite lettere scritte con il limone e con alfabeto convenzionale, le fa recapitare ad Arnaldo Morocutti, che ha a Pontafel un’officina meccanica, costui poi le trasmette a Udine alla Società Dante Alighieri, che fa da tramite con il servizio spionistico militare.
Nello stesso tempo le autorità militari italiane devono far fronte al presunto austriacantismo di parte della popolazione friulana che vive lungo le zone di confine. La causa della diffidenza deve essere ricercata da un lato nello scambio economico e di conoscenze frequenti come è per il caso accaduto a Chiusaforte che vede coinvolto don Foramitti perché predica contro la guerra e ha il fratello che lavora in Austria. Foramitti va a Pontafel per spedirgli lettere (ritenuta corrispondenza col nemico).
Ugualmente la scarsa comprensione della realtà locale di un certo tipo di ufficiali produce attriti e accuse, come è per il cappellano di Saletto don Fusco che si rifiuta di ospitare un ufficiale nell’abitazione parrocchiale e viene così accusato di austriacantismo. Le conseguenze sono gli allontanamenti forzati o gli internamenti in località oltre gli Appennini. Sono diciassette gli abitanti di Chiusaforte internati in Toscana dal 7 giugno 1915, alcuni di essi erano colpevoli di aver sconsigliato agli ufficiali italiani di accamparsi alle pendici del monte Poviz per pericolo valanghe (che poi ci saranno).
Nel 1914 il sindaco di Pontebba dott. Pietro Di Gaspero Rizzi riceve la richiesta del Regio Esercito di segnalare un uomo fidato, intelligente e con ottime conoscenze del territorio. Il sindaco fa il nome di Giuseppe Cappellaro detto Schiatulin, che fa la guardia boschiva (una sorte di forestale). Il suo compito è di fare da guida a ufficiali dell‘esercito che evidentemente cominciano un lavoro preliminare per l’organizzazione militare della zona. Giuseppe allo scoppio della guerra sarà integrato nei ranghi dell’esercito come guida militare scelta.
Il 2 aprile 1915 Arturo Zardini compone l’Inno degli alpini. Testo patriottico e antiaustriaco. Gli consigliano di non recarsi a Pontafel, perché sarebbe stato arrestato. E’ sempre Zardini che compone la toccante “Stelutis alpinis”.