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Quaderno didattico - LE MONTAGNE ARMATE

STRADE DI GUERRA

La costruzione della strada Peonis-Sompcornino-Forgaria
La Grande Guerra ha profondamente segnato la società italiana ed ha lasciato innumerevoli segni nel paesaggio naturale teatro della zona dei combattimenti. Lo sforzo bellico comportò, infatti, la costruzione di un’estesissima rete stradale, che serviva a sostenere e rifornire le truppe schierate sulle prime linee del fronte. Questi lavori mutarono sensibilmente il volto delle zone montane. la moltiplicazione degli accessi verso il fronte determinò nel corso del conflitto una vera e propria «febbre costruttiva», tale da rivoluzionare la viabilità all’interno della «zona di guerra». Durante il conflitto il Genio Militare italiano costruì o risistemò 3.200 km di strade camionabili, 1.200 km di carrarecce e 1.000 km di mulattiere. Circa 10.000 furono i chilometri risistemati dal Genio Civile nelle retrovie.
La necessità di garantire un’adeguata rete di comunicazione era già sorta nel 1904, quando la delegazione del Genio italiano arrivata in zona per valutare i siti migliori per la costruzione dei forti, sottolineò la necessità di porre mano al miglioramento della rete, tanto che fu subito messa in cantiere la tratta ferroviaria Spilimbergo-Gemona.
Al contrario, nella zona del tarvisiano, esistevano linee ferroviarie che collegavano il centro della Valkanal – Valcanale con Liubljana Lubiana, Klaghenfurt e Villach Villacco. Ciò però non rispondeva a pieno alle esigenze belliche, così che nel corso della seconda metà del 1914 e peri due seguenti anni di guerra furono risistemate, ampliate o costruite diverse strade, carrarecce e mulattiere per raggiungere più facilmente la linea di guerra. La stradina che porta verso la Absschnitt Saisera – Val Saisera fu costruita dai pionieri austriaci durante il conflitto unitamente al ponte che conduceva alle postazioni del Nabois. Il tracciato attuale è sostanzialmente quello della guerra e si conclude praticamente si fronte alla strada militare costruita in Val Dogna dagli italiani per lo stesso motivo.
Sin dall’estate del 1915 la montagna friulana divenne un immenso cantiere a cielo aperto: furono compiuti allargamenti e riatti delle principali arterie di fondovalle. Per alimentare il settore di fronte delle valli di Paularo e di Paluzza e facilitare la circolazione tra le vallate, furono promossi grandi lavori stradali e ferroviari eseguiti da ditte private: venne così costruita la strada Tolmezzo-Caneva- Paluzza (17 Km) e la Tolmezzo-Cedarchis-ponte di Zuglio per permettere una doppia via ai convogli militari su entrambi i lati del fiume But. A queste costruzioni si aggiunsero la Formeaso- Cadunea-Salino-Paularo (16 Km) e la Paluzza-Ligosullo. Tra il 1916 e il 1917 diverse migliaia di lavoratori furono impiegate dal Genio ferrovieri e dalla ditta Astrua per l’installazione delle due linee ferroviarie a scartamento ridotto che da Tolmezzo e da Villa Santina risalivano le vallate del But e del Degano sino a Piano d’Arta e a Comeglians.
Gran parte della popolazione locale esente dal richiamo alle armi gravitò sui lavori militari: si calcola, infatti, che tra il 1916 e il 1917 furono impiegati nelle retrovie del fronte lungo le montagne friulane circa 20.000 operai che garantirono il regolare svolgimento dei servizi di retrovia.
Inizialmente i civili colmarono le carenze logistiche dell’esercito che era privo di mezzi e di personale: basti pensare che durante il primo anno di guerra fu necessario reclutare diverse migliaia di donne per provvedere al trasporto della ghiaia sulle strade con gerle e carriole. In un secondo momento, fu l’ampliamento della rete stradale a determinare un considerevole aumento delle maestranze civili, impiegate per la manutenzione delle numerose strade dirette verso le zone di combattimento. Tra il 1916 e il 1917 tutte le armate aumentarono gli addetti alla manutenzione stradale; sulle strade più interessate dal traffico pesante militare erano necessarie dalle 2 alle 8, perfino 10 persone per chilometro; durante i mesi invernali, nelle zone montane del fronte dallo Stelvio alla Zona Carnia erano impiegati circa 50.000 operai per lo sgombero delle nevi.
La strada Peonis-Sompcornino-Forgaria non è che un esempio dell’intensa attività costruttiva nelle lontane retrovie del fronte durante il conflitto. La costruzione del tracciato, appaltato dal Genio Civile d’Armata alla ditta Nigris, fu avviata nella primavera del 1916 e si concluse presumibilmente prima dell’estate del 1917. Il manufatto s’inseriva nel quadro più ampio dei lavori militari nella Val del Lago, volti ad assicurare molteplici collegamenti tra la Carnia (conca di Tolmezzo) e la pianura veneta e friulana. Con questo scopo tra il 1916 e il 1917 vennero complessivamente utilizzati circa 6.000 operai che realizzarono, oltre al già citato tronco stradale, la Villa Santina-Tolmezzo- Verzegnis-S.Francesco, la Priuso-monte Rest-Tramonti, la Tolmezzo-Cavazzo-Somplago e una serie di strade militari che collegavano Verzegnis con Villa Santina sui contrafforti del Lovinzola.
D’altra parte il principale problema, non solo della montagna, ma di tutta la guerra, era quello logistico: rifornire i soldati combattenti in maniera costante e sufficiente. Lequio fu molto chiaro quando scrisse che la conformazione del terreno montuoso “fra i più aspri delle Alpi Giulie, dove il problema principale da risolvere è quello logistico” necessità di un’adeguata e veloce costruzione di strade di raccordo. Furono così intrapresi i lavori per le strade di arroccamento Pietratagliata- Bieliga-Dogna, le rotabili della Val Dogna, val Raccolana e Resia – Sella Carnizza realizzate dal Genio Militare e operai militarizzati, unitamente alle rotabili e alle mulattiere. Sicuramente le due più complesse e ardite furono quelle che collegavano Dogna con Somdogna e quella che partiva da Chiusaforte e saliva fino a Sella Nevea e i pascoli del Montasio. Con un tracciato quasi simile la prima è ancor oggi percorribile, mentre la seconda segue il percorso realizzato durante la guerra fino circa metà Val Raccolana, poco oltre i Piani della Sega la strada continuava alla sinistra orografica del torrente. La costruzione di ponti, muraglioni di contenimento, gallerie utilizzando i più moderni sistemi ingegneristici ne fecero il fiore all’occhiello del Genio Militare, tanto che le due strade furono percorse da alti ufficiali e da delegazioni militari di Stati alleati.
Ugualmente furono realizzate la strada della Val Aupa, oltre 110 chilometri di mulattiere e il ponte di legno di duecento metri che attraversava il Fella.
Contemporaneamente erano necessarie le teleferiche che permettevano un più agevole collegamento tra fondovalle e linea del fronte, per lo meno nella bella stagione. Sia dal lato italiano sia da quello austro-ungarico furono approntate numerose teleferiche che collegavano per esempio Chiusaforte a Dogna nella prima tratta e poi Cadramazzo a Pléziche e alla sella Bielìga, nel fronte opposto c’era quella di Uggowitz – Ugovizza dalla fine di via Carscin, dove erano situate le piazzole dei magazzini che sorgevano vicino alla struttura che portava i rifornimenti alle truppe che combattevano nelle montagne subito sopra il paese. La teleferica era d’importanza strategica perché collegava le posizioni dello Schwarzenberg e del Piccolo Jôf di Miezegnot con la piana sottostante e di conseguenza con le retrovie.