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Quaderno didattico - LE MONTAGNE ARMATE

LA GRANDE GUERRA A DOGNA, UN PAESE IN PRIMA LINEA

Quando il 24 maggio 1915 anche il Regno d’Italia entrò in guerra la val Dogna aveva cambiato una parte del suo paesaggio. Nei mesi precedenti il generale Clemente Lequio aveva iniziato a spron battuto una serie di opere di collegamento e di difesa in preparazione alle operazioni belliche. L’attuale strada che percorre la vallata nella sua lunghezza per circa diciotto chilometri sino a Somdogna non esisteva, furono le esigenze della guerra a farla costruire adottando soluzioni ingegneristiche per l’epoca assai ardite, ugualmente molte mulattiere che percorrono i fianchi delle montagne furono realizzate sulle direttive del generale Lequio. L’importanza della vallata e delle sue montagne era determinata dal fatto che, al di là del confine di Pontebba, il primo vero baluardo erano proprio le montagne di Dogna, per ciò furono scavate e perforate in ogni posizione utile per la difesa.
Gli spazi a sud di Dogna furono utilizzati per posizionare i grossi obici da 305 mm. dell’artiglieria italiana che dovevano colpire gli austriaci e principalmente il forte Hensel di Malborghetto. Del Bianco riporta che il 12 giugno 1915 “il primo colpo fu sparato personalmente da Cadorna…, il secondo dal Porro, il terzo da un maestro di tiro che centrò il proiettile sopra una delle cupole corazzate del forte stesso” (p 247). Peccato che gli austriaci avessero già provveduto a ridurre la guarnigione e che avessero anche spostato gran parte dei loro cannoni. Gli obici italiani avevano bisogno per la loro messa in opera di uno zoccolo in cemento che resistesse al rinculo provocato dalla detonazione.
La soletta di cemento era così estesa e robusta che in anni recenti, al momento di costruire i depositi municipali furono adottati come fondamenta delle strutture che perciò ricalcano le dimensioni della piazzola della batteria. Terrificante l’effetto del proiettile al momento dell’esplosione: ogni volta che i 305 italiani stavano per sparare, le campane di Dogna suonavano per avvisare i paesani del terribile sordo tuono dei cannoni. I dognesi potevano aprire in fretta le finestre per evitare che si rompessero i vetri. La reazione austriaca si fece aspettare due mesi, ma nell’agosto 1915 tuonarono i cannoni da 42 cm.; da quel momento la popolazione si rifugiava nella galleria della Strada Nazionale. Uno dei proiettili austriaci causò la morte di Anna Pittino che non si era messa in salvo. Una targa posta sulla roccia all’altezza della prima curva della strada per la Val Dogna la ricorda.
La guerra fu combattuta nella Val Dogna dagli alpini del ‘Gemona’ che riuscirono a conquistare la Cima Tana dell’Orso, forcella del Pizzo e del Cianalot e poi il monte Granuda. Però le truppe avversarie erano composte di uomini che qui per la prima volta difendevano la propria terra e perciò riuscirono a fermare le truppe italiane. Il fronte si stabilizzò lungo la linea Plans, Clap Forât, monte Poccet, sella Bièliga, monte Sechieiz, forcella Cuel Tarond, monte Due Pizzi, monte Piper, Jôf di Miezegnot grande, monte Strechizza, monte Carnizza e Jôf di Montasio. Le montagne erano solcate dai trinceramenti italiani, con piazzole e gallerie come la posizione d’artiglieria in caverna delle Morsine, oppure la così detta ‘villa Bucintoro’ che fungeva da sede al Comando del Battaglione alpino Gemona. Gli austriaci si attestarono sul fronte del Jôf di Miezegnot piccolo, val Saisera, monti Nabois piccolo e grande, Jôf Fuart, cime Casterin.
Il 23 gennaio del 1916 Dogna, tra lo stupore dei civili, subì il primo bombardamento aereo, che fortunatamente non produsse vittime, ne danni; come rappresaglia fu bombardata Tarvis – Tarvisio dai cannoni italiani. Dopo poco fu aperto il campo di aviazione di Cavazzo Carnico che permise di rispondere agli eventuali attacchi aerei degli austro – ungarici.